IPPOCAMPO - CAVALLUCCIO MARINO
Lunedì 23 Luglio 2007
Noli 22 luglio 2007, profondità 5 mt, ecco un bellissimo CAVALLUCCIO MARINO !!!!!

Noli 22 luglio 2007, profondità 5 mt, ecco un bellissimo CAVALLUCCIO MARINO !!!!!
Sono gli unici in Italia a poter utilizzare il nitrox, aria arricchita di ossigeno che nelle immersioni subacquee permette al corpo di fare meno fatica e al sub di godersi interamente lo spettacolo che si svela davanti ai suoi occhi. Il brevetto lo hanno ottenuto circa un anno fa e ora, grazie ad uno stage fatto in Sardegna lo scorso giugno, le loro “imprese” sono state immortalate dalle telecamere di RaiUno. Gli atleti e gli istruttori dell’associazione Sportinsieme saranno i protagonisti infatti della puntata in onda sabato prossimo di Lineablu, a partire dalle 14: immersioni nelle acque cristalline al largo dell’isola dell’Asinara, fino a diciotto metri di profondità. Alle 15 dello stesso giorno inoltre compariranno su RaiTre, per SportAbilia.Naturalmente gli atleti lodigiani non erano soli in quello stage: con loro c’erano infatti altre associazioni e gruppi di disabili arrivati da tutta Italia. «Le telecamere ci hanno seguito per una giornata intera - racconta Roberto Benedetti, direttore sportivo dell’associazione -. È stata l’Hsa (Handic scuba association, che rilascia i brevetti di immersione a istruttori e atleti, ndr) a chiederci se potevamo partecipare a questo stage in Sardegna, per aiutare i ricercatori del Cnr a studiare i comportamenti e le reazioni dei disabili respirando le diverse miscele di gas. Diciamo che siamo stati “scelti” anche per l’ottimo lavoro che abbiamo svolto in questi anni».In tutto hanno partecipato allo stage, che si è svolto dal 16 al 23 giugno, circa 70 persone, nove delle quali facevano parte della delegazione lodigiana. C’era Sonia Ausoni, presidente della Scuola Subacquea Laudense; Massimiliano Schirru, non vedente di Pieve Fissiraga, e il suo buddy (accompagnatore nelle immersioni) Cristian Sali; Laura Molesini, spastica di Lodi, con il buddy Maria Pia Garofalo; Michele Armigero, distrofico di Montanaso, con Loris Sali; Alfonso Cangemi, responsabile tecnico della Scuola e volontario dell’associazione, e Roberto Benedetti.A rendere ancora più affascinante le immersioni negli abissi marini c’era anche una speciale maschera in vetro denominata “granfacciale”, che avvolge quasi completamente il volto lasciando liberi la bocca e il naso: così, grazie a un microfono, i sub potevano parlare fra di loro e con le persone in superficie. «Ci si può chiedere perché abbiamo portato anche un non vedente nelle immersioni – spiega Alfonso Cangemi –, ma grazie a questa maschera anche lui ha avuto la possibilità di vivere in diretta tutto quello stava facendo».Gli allenamenti per questo importante appuntamento erano iniziati in piscina all’inizio di giugno e proseguiranno anche a luglio per prepararsi ad altri appuntamenti futuri. Un impegno possibile soprattutto grazie a un aiuto economico arrivato dalla provincia e dai comuni di Lodi, Pieve e Montanaso.Davide Cagnola
AUTORESPIRATORE ad OSSIGENO (descrizione )
L’ARO è composto da:
1) Bombolino da litri 2
2) Comando di immissione ossigeno nel sacco polmone, di solito posizionato a SX
3) Sacco polmone capacità circa litri 5
4) Calce sodata contenuta in un sacchetto o retina che consente l’attraversamento del miscuglio di gas propri della respirazione.
5) Boccaglio con corrugato che consente la respirazione nei due sensi, percui consente una respirazione denominata “Pendolare)
6) Cinghioli e spallacci per l’indossatora.
Il primo ad inventare ed eseguire esperimenti con questo apparecchio fù Enry Fleus, e verso la fine del 1870, la società Siebe Gorman gli commissionò degli studi specifici, e con la collaborazione di Robert Davis perfezionò il primo ARO, chiamato successivamente apparecchiatura ” Davis”.
Agli albori della subacquea gli esperimenti furono rivolti su più settori, Batiscafi, Cassone Idropenumatico ( la MDD anticamente veniva chiamata malattia dei cassonisti, in quanto colpiva colora che operavano con questo mezzo ), Campana,Scafandro Flessibile, il Narghilè, ma solo l’ARO consentiva un indipendenza a volte necessaria.
Gli esperimenti sull’ARO furono determinanti per scopi militari, purtroppo l’utilizzo dell’ARO fù funestato da insuccessi e lutti, in parte per la non approfondita conoscenza delle problematiche legate all’utilizzo dell’ossigeno puro, in parte da esigenze operative, d’altro canto non bisosogna
dimenticare i successi ottenuti da sommozzatori militari italiani appartenuti alla X MAS che grazie al loro coraggio muniti di ARO a cavallo dei “maiali” riuscirono ad essestare un duro colpo alla Marina Britannica nel porto di Alessandria d’ Egitto durante l’ultimo conflitto.
Nel dopo guerra l’ARO è passato in secondo piano, a causa del suo limitato utilizzo e dall’apparizione dell’ARA ( Autorespiratore ad Aria) inventato da Costeau e Gagnan.
Negli anni 50/60/70 è stato un’ottima palestra per subacquei, ottimo per stabilire l’assetto, per il coordinamento dei movimenti e della respirazione, e l’apprendimento della tecnica di utilizzo e manutenzione.
Il principio su cui si basa il funzionamento di questo apparecchio, consiste sulla capacità della Calce Sodata di trattenere l’Anidride Carbonica.
Durante la fase di inspirazione abbiamo bisogno dell’Ossigeno che sarà ” bruciato” e nella fase di espirazione emetteremo Anidride Carbonica ” scarto” delle funzioni metaboliche.
L’ARO grazie alle sua peculirità ci consente la normale permanenza in immersioni.
L’Ossigeno che noi abbiamo bisogno,attraverso un boccaglio lo preleveremo nella fase di inspirazione dal Sacco Polmone, l’Ossigeno passerà per intero attraverso il filtro che contiene la Calce Sodata (unico produttore in Italia è la Carlo Erba),in fase di espirazione, epelleremo l’aria che ha un altissimo contenuto di Anidride Carbonica, la quale attraversando il filtro contenente Calce Sodata, si fisserà ad essa, mentre il restante contenente ancora Ossigeno l’attraverserà andando a finire nel Sacco Polmone, ore è contenuto l’Ossigeno Puro, e così sarà ogni volta che respireremo con l’ARO.
La Calce Sodata tratterra Anidride Carbonica fino ad 1/3 del suo peso, dopo sarà da considerarsi esausta, comunque ci accorgeremo di questo a causa del cambiamento di colore.
L’ Ossigeno contenuto nel Sacco Polmone ha una autonomia di circa 5-10 minuti ( dipende dal suo utilizzatore), quando sarà esaurito il subacqueo azionerà il comando di immissione ossigeno che passerà dalla Bombola al Sacco Polmone, e riporterà al giusto volume con nuovo Ossigeno il Sacco.
L’autonomia in immersione è di circa 3 ore.
L’ARO non emette bolle, io paragono l’ARO ad una barca a vela e l’ARA ad un motoscafo, con l’ARO saremo ottimi e discreti osservatori del bel mondo sommerso, non disturberemo l’habitat, e potremo scattare foto con tanta discrezione, a volte richiesta da un mondo in cui siamo ospiti.
L’ARO si può utilizzare per lavori subacquei su scafi alla fonda, e dopo aver dato fondo alla bombola potremo uscire tranquillamente in quanto non avendo assorbito azoto non avremo certo probblemi di MDD.
Sarà nostra accortezza, non superare 6-8 metri di profondità, perchè come sapete oltre ci sono probblemi legati alla tossicità dell’ossigeno, a pressioni parziali superiori a 1,6 BAR
Alfonso Gangemi
Molti subacquei ritengono che il Nitrox sia qualcosa di innaturale, e superfluo. Perché dovremmo cambiare?
Durante le immersioni in aria accumuliamo azoto ( gas inerte ma responsabile della MDD), è necessario quindi ridurlo, durante la risalita, a valori che non comportano rischi. La minore quantità di azoto ci permette di ottenere vantaggi operativi e di sicurezza.Ecco alcuni vantaggi:
• incremento dei tempi in curva di sicurezza;
• intervalli di superficie più brevi;
• minor fatica dopo l’immersione;
• minore tempo di attesa prima del volo;
• margine di sicurezza aggiuntivo;
• riduzione delle bolle asintomatiche;
• consumo ridotto;
• minori conseguenze in caso di MDD;
• maggiore purezza della miscela respiratoria, dovuta alle caratteristiche di migliore filtrazione richieste per gli impianti di ricarica Nitrox
Ecco le risposte ad alcune delle domande più comuni sul Nitrox.
Che cosa è il Nitrox? Il termine Nitrox indica una miscela gassosa di ossigeno ad azoto, dove la percentuale di ossigeno supera il 21%. L’aria contiene, salvo minime quantità di altri gas, circa il 21% di ossigeno ed il 79% di azoto.
Cosa è l’EANx? La miscela Nitrox con più del 23% di ossigeno viene indica come “Aria Arricchita di ossigeno”, in inglese enriched air nitrox (EANx). Dove la “x” rappresenta la percentuale di ossigeno contenuta, ad esempio EAN32, EAN36.
Quando è nato il Nitrox? Il Nitrox non è un’invenzione recente; studi scientifici in merito risalgono agli inizi del secolo; il primo utilizzo del Nitrox in immersione risale al 1912! Il primo articolo in merito su una rivista italiana apparve in Mondo Sommerso del Novembre 1963.
Perché si usa il Nitrox? Data l’elevato contento percentuale di ossigeno e conseguente riduzione di azoto, permette un approccio diverso alla gestione dell’immersione. Ad esempio, rimanendo in curva di sicurezza, il tempo di fondo risulta maggiore.
Il Nitrox serve per andare più profondi? Questo non è corretto: la tossicità dell’ossigeno, presente in maggior quantità nell’EANx rispetto all’aria, impone limiti di profondità; il rischio di tossicià in caso di utilizzo dell’EANx per scopi ricreativi, è tuttavia estremamente basso.
Con l’aria non c’è il pericolo di tossicità dell’ossigeno! Falso; anche utilizzando aria si corre il rischio di tossicità dell’ossigeno, ma a svilupparsi da poco più di 60 metri di profondità,oltre i limiti suggeriti da tutte le didattiche per le immersioni ricreative.
Il Nitrox è pericoloso? Con l’immersione in aria abbiamo i limiti dati dalla narcosi di azoto, che può presentarsi dai 30 metri di profondità e la tossicità dell’ossigeno, che si sviluppa verso i 60 metri di profondità; l’utilizzo della miscela EANx avvicina quello della tossicità dell’ossigeno, ma stabilendo il limite massimo mettiamo in sicurezza ambedue le soglie.
E questo il principale vantaggio del Nitrox? I vantaggi principali dell’utilizzo dell’EANx derivano dalla diminuzione della quantità (quindi della pressione parziale) di azoto nella miscela respirata; pertanto si allungano i tempi della curva di sicurezza, si riducono gli intervalli di superficie, si riduce il tempo di attesa prima del volo oppure si dispone di un gran margine di sicurezza aggiuntivo in caso di utilizzo con tabelle o computer per aria.
Procura vantaggi la maggior percentuale di Ossigeno? Molti: la riduzione delle bolle asintomatiche alla fine dell’immersione; la minore sensazione di fatica dopo l’immersione; il minor consumo (rilevamenti sul campo hanno dimostrato una riduzione del 10-20%); in caso di MDD la quantità maggiore di ossigeno nella miscela precedentemente respirata può ridurre le conseguenze di un mancato o limitato afflusso di ossigeno ai tessuti.
Esistono tabelle specifiche per Nitrox?SI, esistono le specifiche tabelle e sono sempre più diffusi computer d’immersione regolabili su diverse miscele Nitrox.
Esistono solo due miscele Nitrox? No, durante i corsi Nitrox le didattiche ricreative propongono EAN32 e EAN36, ma approfondendo con corsi più tecnici viene anche insegnato a scegliere la miscela ottimale per ogni immersione, con percentuale di ossigeno variabile fra il 21% (aria) ed il 40%.
Devo utilizzare attrezzature specifiche per Nitrox? Non è necessario l’uso di equipaggiamento dedicato per percentuali di ossigeno fino al 40%.
Robysub
Un brevetto intelligente, di qualità e pressoché unico. Tanto da meritare, al cospetto di una platea più che qualificata, il riconoscimento degli addetti ai lavori. Già: dopo aver regalato a tre atleti disabili del Lodigiano la gioia dell’esperienza subacquea, il progetto Abissi senza barriere Nitrox, promosso dalla Scuola subacquea laudense in collaborazione con l’associazione Sport insieme Lodi, è sbarcato alla prima edizione della fiera internazionale subacquea Eudi di Roma per fregiarsi dell’ambito“Premio sirena”. A riceverlo dalle mani del noto presentatore televisivo Marco Predolin sono stati il responsabile della Scuola subacquea laudense, Alfonso Gangemi, e l’esperta istruttrice Sonia Ausoni; il “Premio sirena”, peraltro, è stato consegnato anche alla conduttrice della trasmissione Rai “Linea blu”, Donatella Bianchi, che nella propria rubrica ha già dato spazio alle esperienze di “divers” disabili. Motivo del riconoscimento, la dedizione profusa nel corso di questi ultimi anni per la divulgazione delle attività subacquee; attività che, nel caso di “Abissi senza barriere”, si sono tradotte nel proficuo impegno per permettere anche ai disabili di godere del piacere delle immersioni in profondità. «Siamo molto contenti - commenta Alfonso Gangemi - anche perché il nostro è un brevetto di assoluto spessore e originalità. Non so se sia unico al mondo: di certo in Italia è il primo». Frutto di un lavoro iniziato nel 2003, “Abissi senza barriere” deve buona parte delle sue fortune all’utilizzo del Nitrox, una miscela iper ossigenata che permette di alleviare notevolmente l’affaticamento. Grazie a ciò, dopo essersi a lungo allenati sotto le cure di Sonia Ausoni e aver ottenuto un primo brevetto, durante lo scorso esame tre atleti-disabili lodigiani (Massimiliano Schirru, non vedente, Laura Molesini, spastica, e Michele Armigero, distrofico) si sono immersi nelle acque di Bergeggi, in provincia di Savona, toccando la profondità di 18 metri, con l’ausilio di alcuni assistenti palombari (i cosiddetti “buddy”) a loro volta formati dalla Ausoni. Il tutto con l’avallo delle relazioni mediche del caso: per un’esperienza che, aldilà della soddisfazione per l’esperienza vissuta, ha portato ai tre ragazzi grandi benefici fisici.Al. Be.

Il residuato, risalente alla seconda guerra mondiale, è stato rinvenuto nel mare di Messina dalla scuola laudense Sub lodigiani trovano una bomba nello Stretto
La bomba potrebbe scoppiare proprio dove sarà, forse, costruito il ponte di Messina. A scoprire l’ordigno è stata l’equipe della scuola subacquea
laudense di Alfonso Gangemi e Sonia Ausoni, accompagnati da Riccardo Barresi e Giovanni Gangemi. I due coniugi insieme allo staff si trovano da quindici giorni sulla costa calabrese per effettuare immersioni nello Stretto di Messina, allo scopo di stilare un campionamento della fauna e della flora presente in quella zona. Ma c’è stato un imprevisto: in corrispondenza del punto in cui dovrebbe poggiare uno dei due piloni del ponte c’è una bomba innescata e mai esplosa.«Quando si trova qualcosa di interessante salta subito all’occhio - spiega Alfonso Gangemi - l’ordigno che abbiamo scoperto nella zona di Cannitello è piuttosto grande. Ha la forma di una goccia, un diametro di 70 centimetri circa e una lunghezza di 2.20 metri. Secondo i nostri calcoli dovrebbe pesare quasi 5 quintali». Il problema è che la bomba si trova a 30 metri di profondità e a 50 metri
dalla spiaggia, è appoggiata a un cumulo di sabbia e se qualche motoscafo dovesse lasciasse l’ancora in quel punto il disastro sarebbe assicurato.Una storia che ha dell’incredibile e la cui spiegazione risale al passato bellico del nostro Paese. «Forse la bomba è stata sganciata dalle truppe alleate con un bombardiere volante - ipotizza Gangemi - un’operazione necessaria a preparare lo sbarco successivo degli alleati. Il modello della macchina da guerra poteva essere un B25B, o un B24, ma qualcosa deve essere andato storto». L’ordigno è stato lanciato dal cielo il 22 maggio del 1943. Risalire alla data è stata stato possibile con una ricerca sul posto, sono stati interpellati gli anziani della zona che tornando indietro con la memoria alla seconda guerra mondiale hanno ricordato il giorno esatto. Non si può aspettare molto tempo per agire e naturalmente è necessario l’intervento degli artificieri. Lo staff lodigiano ha effettuato un sopralluogo con la Guardia Costiera e darà la propria disponibilità per risolvere la situazione. Le prime precauzioni che vengono prese in
questi casi riguardano il divieto di balneazione, pesca e ormeggio per il raggio di chilometri ritenuto opportuno. «Non sappiamo se sarà richiesta la nostra collaborazione - sottolinea Gangemi - però abbiamo studiato un piano di recupero. Inoltre abbiamo steso una relazione per la capitaneria di porto, il comune e i carabinieri, mentre gli artificieri si muoveranno solamente quando le autorità richiederanno il loro intervento». Il recupero dell’ordigno dovrà tenere conto delle forti correnti che ogni sei ore attraversano lo Stretto di Messina, bisognerà aspettare la stanca di corrente in base ai dati riportati sulle tavole di marea. L’acqua sarà ferma e sarà possibile immergersi. Nel frattempo la notizia si sta diffondendo a macchia d’olio, mentre la bomba respira sul fondale.Greta Boni
Un’altra barriera è stata abbattuta. E gli abissi marini si sono svelati in un modo nuovo agli atleti disabili di Sportinsieme. La scorsa estate tre di loro si sono immersi infatti nel mar Ligure, al largo di Bergeggi, e per la prima
volta a livello nazionale, e forse anche mondiale, hanno respirato il Nitrox, un gas che permette di fare meno fatica fino a trentametri di profondità e di godersi quindi lo spettacolo che si presenta. Un gas che fino a pochi mesi fa era utilizzato solo dai cosiddetti normodotati. Nei giorni scorsi, dopo cinque mesi di lezioni teoriche e pratiche promosse dalla Scuola subacquea laudense e dopo l’immersione finale, il corso è arrivato a conclusione con la premiazione di tutti i partecipanti presso la sede della Wasken Boys e la relazione del medico iperbarico del Niguarda di Milano
Luca Morelli, che ha presentato i vantaggi e i limiti di questo gas innovativo. «Non serve per andare più in profondità spiega Alfonso Gangemi, responsabile tecnico della scuola subacquea laudense e
anzi se si superano i 36 metri può diventare tossico.
Serve invece per fare meno fatica e per superare così il problema
dell’affaticamento. Noi per non correre nessun rischio non siamo scesi al di sotto dei venti metri ».
I protagonisti delle immersioni sono stati Massimiliano Schirru, non vedente di Pieve Fissiraga, Michele Armigero, distrofico di Montanaso, e Laura Molesini, spastica di Lodi, mentre ai corsi aveva partecipato anche Francesco Rossi, paraplegico che però non ha preso parte all’immersione
di fine corso. Il progetto, iniziato nel 2004 con un corso di primo livello, è andato sotto il nome di “Abissi senza frontiere”. «Andare sott’acqua è un’esperienza bellissima racconta Massimiliano Schirru .
Mi sentivo perfettamente a mio agio e senza nessun timore, soprattutto con il mio buddy, l’accompagnatore che mi faceva toccare la vegetazione».
Da.Ca.
Gli atleti disabili hanno conquistato un brevetto prestigioso

Un successo, di sport e di vita. E tutto lodigiano. Merito di quattro ragazzi disabili appassionati di subacquea che grazie alla propria tenacia sono riusciti a scendere fino a 18 metri di profondità ottenendo, per la prima volta in Italia, il brevetto tecnico Nitrox Hsa (Handic Scuba Association). Un risultato a suo modo storico, frutto di passione, entusiasmo e della consapevolezza che, a volte, è possibile superare i propri limiti. Senza dimenticare ovviamente l’aiuto imprescindibile della Scuola subacquea laudense, che ha organizzato i corsi di preparazione, e della determinante collaborazione dell’Associazione polisportiva disabili di Lodi. I quattro nuovi “esploratori degli abissi”, tutti lodigiani, sono Massimiliano Schirru, non vedente, Laura Molesini, spastica, e Michele Armigero, distrofico, più Francesco Rossi, paraplegico, che però non ha preso parte all’immersione di fine corso. «I ragazzi hanno utilizzato una miscela iperossigenata per immergersi - spiega il responsabile della Scuola subacquea laudense, Alfonso Gangemi - che permette di avere più carburante a
disposizione e quindi di fare meno fatica. Per molti ragazzi il problema era soprattutto quello dell’affaticamento, ma l’uso di questa miscela li ha aiutati parecchio dal punto di vista fisiologico, tanto che l’immersione di fine corso è andata molto bene». La prova è avvenuta sabato e domenica scorsi nelle acque del mar Ligure, più precisamente a Bergeggi, in provincia di Savona, presso il Diving Center Beluga sito nello stabilimento balneare Stella Maris. I ragazzi di Lodi si sono calati nelle acque partendo dall’isolotto denominato “Il Pifferaio”: «La durata delle due immersioni, una sabato e una domenica, - continua Gangemi - è stata identica a quella che effettuano generalmente le
persone normodotate, cioè di circa 45 minuti l’una, raggiungendo il fondale a 18 metri di profondità. I nostri atleti si sono allenati da gennaio a maggio presso la piscina Faustina, dopo un corso di dieci lezioni in acqua e dieci di teoria. Avevano già ottenuto un primo brevetto nel 2004 all’interno del
progetto “Abissi senza barriere” partecipando a una prima immersione». Il tutto è stato diretto e orchestrato scrupolosamente dall’istruttrice Sonia Ausoni, colei che ha preparato i ragazzi alla nuova impresa e formato i quattro “buddy”, cioè gli assistenti volontari che hanno poi accompagnato sott’acqua i novelli “palombari”. Si tratta di Alessandro Magani, Marianna Garofalo, Christian Sari e Roberto Benedetti: i quattro angeli custodi dell’avventura nel mare senza barriere.Fabio Ravera
Il gruppo degli alievi di Sport Insieme con gli istruttori della Scuola Subacquea Laudense dopo l’immersione nelle acque della liguria

“Abissi senza barriere”: si chiama così il pregevole progetto rivolto ai disabili realizzato dalla Scuola Subacquea Laudense, grazie all’impegno dell’istruttrice e direttrice dei corsi Sonia Ausoni, dell’istruttore Tino Ferri e di altri partner organizzativi. L’iniziativa, che ha portato quattro disabili
fisici ad ottenere il pantentino da sub, è partita nel dicembre scorso grazie ad un accordo con l’associazione Sport Insieme che ha dato vita ad un corso subacqueo secondo le indicazioni didattiche “Handicap Scuba Association”: nei mesi scorsi la 31enne Laura Molesini di Lodi, il 32enne Francesco Rossi di San Martino in Strada, il 31enne Massimiliano Schirru di Pieve Fissiraga e il 49enne Michele Armigero di Montanaso Lombardo si sono sottoposti ad un programma intenso di piscina e teoria, propedeutico all’esame di immersione in mare aperto. L’associazione Sport Insieme, con il coordinatore Roberto Benedetti, e la Scuola Subacquea Laudense hanno dunque unito le loro forze e grazie ad un’organizzazione logistica impeccabile curata da Alfonso Gangemi il 5 e 6 giugno hanno portato i quattro speciali aspiranti sub in Liguria per gli esami in acque libere: con loro uno staff composto dai “divecon” (aiuto istruttori) Maurizio Marconetti, Loris Sali, dai “buddy” (cioè il compagno di immersione) Alessandro Magani, Patrizia Chioda e Maria Pia Garofalo, oltre ai già citati istruttori Sonia Ausoni e Tino Ferri. «Questa è la dimostrazione - commenta
soddisfatto Adolfo Gangemi - che chiunque può andare sott’acqua in maniera sicura e divertente: le barriere da abbattere sono soprattutto quelle mentali, che troppo spesso ancora impediscono un’effettiva integrazione; naturalmente abbiamo dovuto utilizzare alcune attrezzature particolari, come maschere granfacciali per la comunicazione con il non vedente in immersione. Il progetto pilota “Abissi senza barriere” serve ad aprire il mondo delle attività subacquee a tutte le associazioni ed organizzazioni che operano nel campo delle disabiltà fisiche nel Lodigiano e nelle provincie limitrofe di Cremona, Pavia, Piacenza e Milano». Hanno patrocinato l’iniziativa il progetto la provincia di Lodi, i comuni di Pieve Fissiraga, Montanaso Lombardo, San Martino in Strada e Lodi, in cui
risiedono i quattro disabili divenuti sub, il comitato provinciale del Coni di Lodi, la Bergeggi Diving School (in provincia di Savona) e la Coltri Sub per le attrezzature. Il 25 giugno la scuola subacquea promuoverà a Lodi una conferenza per illustrare questa pregevole iniziativa, attuata per la prima volta nel Lodigiano, ed i risultati ottenuti.Daniele Perotti
Tre sub e un operatore di superficie della Scuola subacquea laudense saranno impegnati oggi in un intervento di bonifica della discarica abusiva di batterie rinvenute in blocchi di cemento sul letto del fiume Adda nel tratto che da Spino s’incunea verso il comune di Zelo. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Gandelli si è detta sempre pronta a effettuare la bonifica non appena sono stati scoperti nell’acqua i bidoni contenenti centinaia di batterie esauste e pile, qualche mese fa. Nel giugno scorso il primo cittadino di Spino convocò un summit con i rappresentanti della provincia di Cremona, dell’Aipo (Agenzia interregionale Po), dell’Arpa (Agenzia regionale di protezione dell’ambiente) e del Parco Adda Sud, tutti enti coinvolti nella problematica collegata al fiume.
In questimesi si è pensato alla soluzione migliore per cercare di eliminare quella discarica che secondo alcuni potrebbe anche diventare una “bomba ecologica”, qualora questi rifiuti speciali e pericolosi rimanessero ancora a lungo nel fiume. Sabato scorso lo staff della Scuola subacquea laudese ha effettuato un primo sopralluogo per verificare la situazione, individuando otto blocchi di batterie pressate in forme di cemento ormai non più compatto e per definire l’operazione di recupero fissata per la giornata odierna: se ne occuperanno il responsabile logistico Alfonso Gangemi con gli altri due sub Cristian Sali e Roberto Cremonesi, e con la collaborazione dell’operatore esterno Maurizio Marconetti che coordinerà le operazioni da superficie. «Per noi annuncia Gangemi si tratta della prima attività di recupero di materiale in Adda: in generale nel fiume ci sono condizioni di scarsa visibilità e ci sono i problemi legati alle condizioni delle acque; in caso di maltempo l’intervento di bonifica potrebbe essere rimandato.
In passato mi era capitato di effettuare operazioni di questo tipo in mare: anche recentemente in Calabria ho scoperto cinque cannoni del peso di circa 50 quintali ciascuno; stiamo verificando se qualcuno sia interessato a effettuare il recupero».