Archivio della Categoria 'Stampa'

Gli Atleti di Sportinsieme protagonisti di Lineablu “I signori degli abissi al debutto televisivo”

Mercoledì 11 Luglio 2007

 

Sono gli unici in Italia a poter utilizzare il nitrox, aria arricchita di ossigeno che nelle immersioni subacquee permette al corpo di fare meno fatica e al sub di godersi interamente lo spettacolo che si svela davanti ai suoi occhi. Il brevetto lo hanno ottenuto circa un anno fa e ora, grazie ad uno stage fatto in Sardegna lo scorso giugno, le loro “imprese” sono state immortalate dalle telecamere di RaiUno. Gli atleti e gli istruttori dell’associazione Sportinsieme saranno i protagonisti infatti della puntata in onda sabato prossimo di Lineablu, a partire dalle 14: immersioni nelle acque cristalline al largo dell’isola dell’Asinara, fino a diciotto metri di profondità. Alle 15 dello stesso giorno inoltre compariranno su RaiTre, per SportAbilia.Naturalmente gli atleti lodigiani non erano soli in quello stage: con loro c’erano infatti altre associazioni e gruppi di disabili arrivati da tutta Italia. «Le telecamere ci hanno seguito per una giornata intera - racconta Roberto Benedetti, direttore sportivo dell’associazione -. È stata l’Hsa (Handic scuba association, che rilascia i brevetti di immersione a istruttori e atleti, ndr) a chiederci se potevamo partecipare a questo stage in Sardegna, per aiutare i ricercatori del Cnr a studiare i comportamenti e le reazioni dei disabili respirando le diverse miscele di gas. Diciamo che siamo stati “scelti” anche per l’ottimo lavoro che abbiamo svolto in questi anni».In tutto hanno partecipato allo stage, che si è svolto dal 16 al 23 giugno, circa 70 persone, nove delle quali facevano parte della delegazione lodigiana. C’era Sonia Ausoni, presidente della Scuola Subacquea Laudense; Massimiliano Schirru, non vedente di Pieve Fissiraga, e il suo buddy (accompagnatore nelle immersioni) Cristian Sali; Laura Molesini, spastica di Lodi, con il buddy Maria Pia Garofalo; Michele Armigero, distrofico di Montanaso, con Loris Sali; Alfonso Cangemi, responsabile tecnico della Scuola e volontario dell’associazione, e Roberto Benedetti.A rendere ancora più affascinante le immersioni negli abissi marini c’era anche una speciale maschera in vetro denominata “granfacciale”, che avvolge quasi completamente il volto lasciando liberi la bocca e il naso: così, grazie a un microfono, i sub potevano parlare fra di loro e con le persone in superficie. «Ci si può chiedere perché abbiamo portato anche un non vedente nelle immersioni – spiega Alfonso Cangemi –, ma grazie a questa maschera anche lui ha avuto la possibilità di vivere in diretta tutto quello stava facendo».Gli allenamenti per questo importante appuntamento erano iniziati in piscina all’inizio di giugno e proseguiranno anche a luglio per prepararsi ad altri appuntamenti futuri. Un impegno possibile soprattutto grazie a un aiuto economico arrivato dalla provincia e dai comuni di Lodi, Pieve e Montanaso.Davide Cagnola

Dai fondali marini la cura dell’handicap Premio per i docenti della scuola di sub

Mercoledì 11 Luglio 2007

Un brevetto intelligente, di qualità e pressoché unico. Tanto da meritare, al cospetto di una platea più che qualificata, il riconoscimento degli addetti ai lavori. Già: dopo aver regalato a tre atleti disabili del Lodigiano la gioia dell’esperienza subacquea, il progetto Abissi senza barriere Nitrox, promosso dalla Scuola subacquea laudense in collaborazione con l’associazione Sport insieme Lodi, è sbarcato alla prima edizione della fiera internazionale subacquea Eudi di Roma per fregiarsi dell’ambito“Premio sirena”. A riceverlo dalle mani del noto presentatore televisivo Marco Predolin sono stati il responsabile della Scuola subacquea laudense, Alfonso Gangemi, e l’esperta istruttrice Sonia Ausoni; il “Premio sirena”, peraltro, è stato consegnato anche alla conduttrice della trasmissione Rai “Linea blu”, Donatella Bianchi, che nella propria rubrica ha già dato spazio alle esperienze di “divers” disabili. Motivo del riconoscimento, la dedizione profusa nel corso di questi ultimi anni per la divulgazione delle attività subacquee; attività che, nel caso di “Abissi senza barriere”, si sono tradotte nel proficuo impegno per permettere anche ai disabili di godere del piacere delle immersioni in profondità. «Siamo molto contenti - commenta Alfonso Gangemi - anche perché il nostro è un brevetto di assoluto spessore e originalità. Non so se sia unico al mondo: di certo in Italia è il primo». Frutto di un lavoro iniziato nel 2003, “Abissi senza barriere” deve buona parte delle sue fortune all’utilizzo del Nitrox, una miscela iper ossigenata che permette di alleviare notevolmente l’affaticamento. Grazie a ciò, dopo essersi a lungo allenati sotto le cure di Sonia Ausoni e aver ottenuto un primo brevetto, durante lo scorso esame tre atleti-disabili lodigiani (Massimiliano Schirru, non vedente, Laura Molesini, spastica, e Michele Armigero, distrofico) si sono immersi nelle acque di Bergeggi, in provincia di Savona, toccando la profondità di 18 metri, con l’ausilio di alcuni assistenti palombari (i cosiddetti “buddy”) a loro volta formati dalla Ausoni. Il tutto con l’avallo delle relazioni mediche del caso: per un’esperienza che, aldilà della soddisfazione per l’esperienza vissuta, ha portato ai tre ragazzi grandi benefici fisici.Al. Be.

«Cercavamo pesci e piante marine quando è apparso quell’ordigno bellico»

Mercoledì 11 Luglio 2007

Il residuato, risalente alla seconda guerra mondiale, è stato rinvenuto nel mare di Messina dalla scuola laudense Sub lodigiani trovano una bomba nello Stretto

La bomba potrebbe scoppiare proprio dove sarà, forse, costruito il ponte di Messina. A scoprire l’ordigno è stata l’equipe della scuola subacquea
laudense di Alfonso Gangemi e Sonia Ausoni, accompagnati da Riccardo Barresi e Giovanni Gangemi. I due coniugi insieme allo staff si trovano da quindici giorni sulla costa calabrese per effettuare immersioni nello Stretto di Messina, allo scopo di stilare un campionamento della fauna e della flora presente in quella zona. Ma c’è stato un imprevisto: in corrispondenza del punto in cui dovrebbe poggiare uno dei due piloni del ponte c’è una bomba innescata e mai esplosa.«Quando si trova qualcosa di interessante salta subito all’occhio - spiega Alfonso Gangemi - l’ordigno che abbiamo scoperto nella zona di Cannitello è piuttosto grande. Ha la forma di una goccia, un diametro di 70 centimetri circa e una lunghezza di 2.20 metri. Secondo i nostri calcoli dovrebbe pesare quasi 5 quintali». Il problema è che la bomba si trova a 30 metri di profondità e a 50 metri
dalla spiaggia, è appoggiata a un cumulo di sabbia e se qualche motoscafo dovesse lasciasse l’ancora in quel punto il disastro sarebbe assicurato.Una storia che ha dell’incredibile e la cui spiegazione risale al passato bellico del nostro Paese. «Forse la bomba è stata sganciata dalle truppe alleate con un bombardiere volante - ipotizza Gangemi - un’operazione necessaria a preparare lo sbarco successivo degli alleati. Il modello della macchina da guerra poteva essere un B25B, o un B24, ma qualcosa deve essere andato storto». L’ordigno è stato lanciato dal cielo il 22 maggio del 1943. Risalire alla data è stata stato possibile con una ricerca sul posto, sono stati interpellati gli anziani della zona che tornando indietro con la memoria alla seconda guerra mondiale hanno ricordato il giorno esatto. Non si può aspettare molto tempo per agire e naturalmente è necessario l’intervento degli artificieri. Lo staff lodigiano ha effettuato un sopralluogo con la Guardia Costiera e darà la propria disponibilità per risolvere la situazione. Le prime precauzioni che vengono prese in
questi casi riguardano il divieto di balneazione, pesca e ormeggio per il raggio di chilometri ritenuto opportuno. «Non sappiamo se sarà richiesta la nostra collaborazione - sottolinea Gangemi - però abbiamo studiato un piano di recupero. Inoltre abbiamo steso una relazione per la capitaneria di porto, il comune e i carabinieri, mentre gli artificieri si muoveranno solamente quando le autorità richiederanno il loro intervento». Il recupero dell’ordigno dovrà tenere conto delle forti correnti che ogni sei ore attraversano lo Stretto di Messina, bisognerà aspettare la stanca di corrente in base ai dati riportati sulle tavole di marea. L’acqua sarà ferma e sarà possibile immergersi. Nel frattempo la notizia si sta diffondendo a macchia d’olio, mentre la bomba respira sul fondale.Greta Boni

Immersione sott’acqua con l’aiuto di un gas: Sportinsieme va alla scoperta delmar Ligure

Mercoledì 11 Luglio 2007

Un’altra barriera è stata abbattuta. E gli abissi marini si sono svelati in un modo nuovo agli atleti disabili di Sportinsieme. La scorsa estate tre di loro si sono immersi infatti nel mar Ligure, al largo di Bergeggi, e per la prima
volta a livello nazionale, e forse anche mondiale, hanno respirato il Nitrox, un gas che permette di fare meno fatica fino a trentametri di profondità e di godersi quindi lo spettacolo che si presenta. Un gas che fino a pochi mesi fa era utilizzato solo dai cosiddetti normodotati. Nei giorni scorsi, dopo cinque mesi di lezioni teoriche e pratiche promosse dalla Scuola subacquea laudense e dopo l’immersione finale, il corso è arrivato a conclusione con la premiazione di tutti i partecipanti presso la sede della Wasken Boys e la relazione del medico iperbarico del Niguarda di Milano
Luca Morelli, che ha presentato i vantaggi e i limiti di questo gas innovativo. «Non serve per andare più in profondità spiega Alfonso Gangemi, responsabile tecnico della scuola subacquea laudense e
anzi se si superano i 36 metri può diventare tossico.
Serve invece per fare meno fatica e per superare così il problema
dell’affaticamento. Noi per non correre nessun rischio non siamo scesi al di sotto dei venti metri ».
I protagonisti delle immersioni sono stati Massimiliano Schirru, non vedente di Pieve Fissiraga, Michele Armigero, distrofico di Montanaso, e Laura Molesini, spastica di Lodi, mentre ai corsi aveva partecipato anche Francesco Rossi, paraplegico che però non ha preso parte all’immersione
di fine corso. Il progetto, iniziato nel 2004 con un corso di primo livello, è andato sotto il nome di “Abissi senza frontiere”. «Andare sott’acqua è un’esperienza bellissima racconta Massimiliano Schirru .
Mi sentivo perfettamente a mio agio e senza nessun timore, soprattutto con il mio buddy, l’accompagnatore che mi faceva toccare la vegetazione».
Da.Ca.

I signori degli abissi sono quattro ragazzi che vengono da

Mercoledì 11 Luglio 2007

Gli atleti disabili hanno conquistato un brevetto prestigioso

Un successo, di sport e di vita. E tutto lodigiano. Merito di quattro ragazzi disabili appassionati di subacquea che grazie alla propria tenacia sono riusciti a scendere fino a 18 metri di profondità ottenendo, per la prima volta in Italia, il brevetto tecnico Nitrox Hsa (Handic Scuba Association). Un risultato a suo modo storico, frutto di passione, entusiasmo e della consapevolezza che, a volte, è possibile superare i propri limiti. Senza dimenticare ovviamente l’aiuto imprescindibile della Scuola subacquea laudense, che ha organizzato i corsi di preparazione, e della determinante collaborazione dell’Associazione polisportiva disabili di Lodi. I quattro nuovi “esploratori degli abissi”, tutti lodigiani, sono Massimiliano Schirru, non vedente, Laura Molesini, spastica, e Michele Armigero, distrofico, più Francesco Rossi, paraplegico, che però non ha preso parte all’immersione di fine corso. «I ragazzi hanno utilizzato una miscela iperossigenata per immergersi - spiega il responsabile della Scuola subacquea laudense, Alfonso Gangemi - che permette di avere più carburante a
disposizione e quindi di fare meno fatica. Per molti ragazzi il problema era soprattutto quello dell’affaticamento, ma l’uso di questa miscela li ha aiutati parecchio dal punto di vista fisiologico, tanto che l’immersione di fine corso è andata molto bene». La prova è avvenuta sabato e domenica scorsi nelle acque del mar Ligure, più precisamente a Bergeggi, in provincia di Savona, presso il Diving Center Beluga sito nello stabilimento balneare Stella Maris. I ragazzi di Lodi si sono calati nelle acque partendo dall’isolotto denominato “Il Pifferaio”: «La durata delle due immersioni, una sabato e una domenica, - continua Gangemi - è stata identica a quella che effettuano generalmente le
persone normodotate, cioè di circa 45 minuti l’una, raggiungendo il fondale a 18 metri di profondità. I nostri atleti si sono allenati da gennaio a maggio presso la piscina Faustina, dopo un corso di dieci lezioni in acqua e dieci di teoria. Avevano già ottenuto un primo brevetto nel 2004 all’interno del
progetto “Abissi senza barriere” partecipando a una prima immersione». Il tutto è stato diretto e orchestrato scrupolosamente dall’istruttrice Sonia Ausoni, colei che ha preparato i ragazzi alla nuova impresa e formato i quattro “buddy”, cioè gli assistenti volontari che hanno poi accompagnato sott’acqua i novelli “palombari”. Si tratta di Alessandro Magani, Marianna Garofalo, Christian Sari e Roberto Benedetti: i quattro angeli custodi dell’avventura nel mare senza barriere.Fabio Ravera

Anche negli abissi non ci sono barriere, a quattro disabili il patentino da sub

Mercoledì 11 Luglio 2007

Il gruppo degli alievi di Sport Insieme con gli istruttori della Scuola Subacquea Laudense dopo l’immersione nelle acque della liguria

“Abissi senza barriere”: si chiama così il pregevole progetto rivolto ai disabili realizzato dalla Scuola Subacquea Laudense, grazie all’impegno dell’istruttrice e direttrice dei corsi Sonia Ausoni, dell’istruttore Tino Ferri e di altri partner organizzativi. L’iniziativa, che ha portato quattro disabili
fisici ad ottenere il pantentino da sub, è partita nel dicembre scorso grazie ad un accordo con l’associazione Sport Insieme che ha dato vita ad un corso subacqueo secondo le indicazioni didattiche “Handicap Scuba Association”: nei mesi scorsi la 31enne Laura Molesini di Lodi, il 32enne Francesco Rossi di San Martino in Strada, il 31enne Massimiliano Schirru di Pieve Fissiraga e il 49enne Michele Armigero di Montanaso Lombardo si sono sottoposti ad un programma intenso di piscina e teoria, propedeutico all’esame di immersione in mare aperto. L’associazione Sport Insieme, con il coordinatore Roberto Benedetti, e la Scuola Subacquea Laudense hanno dunque unito le loro forze e grazie ad un’organizzazione logistica impeccabile curata da Alfonso Gangemi il 5 e 6 giugno hanno portato i quattro speciali aspiranti sub in Liguria per gli esami in acque libere: con loro uno staff composto dai “divecon” (aiuto istruttori) Maurizio Marconetti, Loris Sali, dai “buddy” (cioè il compagno di immersione) Alessandro Magani, Patrizia Chioda e Maria Pia Garofalo, oltre ai già citati istruttori Sonia Ausoni e Tino Ferri. «Questa è la dimostrazione - commenta
soddisfatto Adolfo Gangemi - che chiunque può andare sott’acqua in maniera sicura e divertente: le barriere da abbattere sono soprattutto quelle mentali, che troppo spesso ancora impediscono un’effettiva integrazione; naturalmente abbiamo dovuto utilizzare alcune attrezzature particolari, come maschere granfacciali per la comunicazione con il non vedente in immersione. Il progetto pilota “Abissi senza barriere” serve ad aprire il mondo delle attività subacquee a tutte le associazioni ed organizzazioni che operano nel campo delle disabiltà fisiche nel Lodigiano e nelle provincie limitrofe di Cremona, Pavia, Piacenza e Milano». Hanno patrocinato l’iniziativa il progetto la provincia di Lodi, i comuni di Pieve Fissiraga, Montanaso Lombardo, San Martino in Strada e Lodi, in cui
risiedono i quattro disabili divenuti sub, il comitato provinciale del Coni di Lodi, la Bergeggi Diving School (in provincia di Savona) e la Coltri Sub per le attrezzature. Il 25 giugno la scuola subacquea promuoverà a Lodi una conferenza per illustrare questa pregevole iniziativa, attuata per la prima volta nel Lodigiano, ed i risultati ottenuti.Daniele Perotti

SUBACQUEI A SPINO “Tuffo in Adda per ripescare le batterie inquinanti”

Mercoledì 11 Luglio 2007

Tre sub e un operatore di superficie della Scuola subacquea laudense saranno impegnati oggi in un intervento di bonifica della discarica abusiva di batterie rinvenute in blocchi di cemento sul letto del fiume Adda nel tratto che da Spino s’incunea verso il comune di Zelo. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Gandelli si è detta sempre pronta a effettuare la bonifica non appena sono stati scoperti nell’acqua i bidoni contenenti centinaia di batterie esauste e pile, qualche mese fa. Nel giugno scorso il primo cittadino di Spino convocò un summit con i rappresentanti della provincia di Cremona, dell’Aipo (Agenzia interregionale Po), dell’Arpa (Agenzia regionale di protezione dell’ambiente) e del Parco Adda Sud, tutti enti coinvolti nella problematica collegata al fiume.
In questimesi si è pensato alla soluzione migliore per cercare di eliminare quella discarica che secondo alcuni potrebbe anche diventare una “bomba ecologica”, qualora questi rifiuti speciali e pericolosi rimanessero ancora a lungo nel fiume. Sabato scorso lo staff della Scuola subacquea laudese ha effettuato un primo sopralluogo per verificare la situazione, individuando otto blocchi di batterie pressate in forme di cemento ormai non più compatto e per definire l’operazione di recupero fissata per la giornata odierna: se ne occuperanno il responsabile logistico Alfonso Gangemi con gli altri due sub Cristian Sali e Roberto Cremonesi, e con la collaborazione dell’operatore esterno Maurizio Marconetti che coordinerà le operazioni da superficie. «Per noi annuncia Gangemi si tratta della prima attività di recupero di materiale in Adda: in generale nel fiume ci sono condizioni di scarsa visibilità e ci sono i problemi legati alle condizioni delle acque; in caso di maltempo l’intervento di bonifica potrebbe essere rimandato.
In passato mi era capitato di effettuare operazioni di questo tipo in mare: anche recentemente in Calabria ho scoperto cinque cannoni del peso di circa 50 quintali ciascuno; stiamo verificando se qualcuno sia interessato a effettuare il recupero».

Negli abissi per sconfiggere l’handicap

Mercoledì 11 Luglio 2007

Il Panathlon Club Lodi ha celebrato lunedì sera la riuscita del progetto varato in collaborazione con
Sport Insieme  

A quattro disabili il brevetto della Scuola Subacquea Laudense” Lo sport e i disabili è stato il tema a tutto campo affrontato lunedì sera nell’ultimo convivio del Panathlon lodigiano. Ospiti i dirigenti di Sport Insieme, quelli della Scuola Subacquea Laudense e quattro atleti disabili che hanno ottenuto nel recente passato il brevetto di subacquei. La dottoressa Daniela Colonna Preti, panathleta del Club di Varese, ha enuto la relazione introduttiva: da vent’anni impegnata nell’opera di sostegno dei disabili, ha parlato delle esperienze personali: «Ho iniziato casualmente ma subito ho desiderato continuare. Nell’ambito dei Panathlon non sempre il problema è recepito, le reazioni talvolta sono state di insofferenza, di fastidio. Certo, questo non succede in tutti i club, quello di Lodi per esempio mostra di volere essere interessato. Esistono delle difficoltà nel promuovere, nel far conoscere. La disabilità può entrare nella vita di tutti i giorni, non deve essere un settore marginale. E la pratica sportiva di coloro che soffrono di handicap deve
essere integrata nello sport tutto. È un mondo che va conosciuto, continuerò a battermi e sono orgogliosa della mia esperienza».Quattro disabili si sono cimentati con successo nell’esplorazione del fondo marino. E l’obiettivo raggiunto riempie di soddisfazione i promotori dell’iniziativa. Il progetto è nato da un accordo fra Sport Insieme e la Scuola Subacquea Laudense. La presidentessa di quest’ultimo sodalizio, Sonia Ausoni, ha illustrato l’iter che ha portato al successo: «All’inizio io e Tino Ferri abbiamo dovuto impegnarci in quailtà di studenti per ottenere il particolare brevetto di istruttori addetti ai disabili - ha spiegato -. Poi abbiamo avviato i quattro disabili all’esperienza, prima in piscina alla Faustina e poi al mare a Bergeggi. Ognuno di loro era seguito da un accompagnatore. Dopo circa un anno tutti e quattro hanno ottenuto i brevetto che testimonia come sia stata positiva sotto tutti gli aspetti, fisici e psicologici, questa scoperta degli abissi». Scontata la soddisfazione di Michele Armigero, affetto da distrofia muscolare, di Massimiliano Schirrù, cieco, di Francesco Rossi, paraplegico, e di Laura Molesini, spastica, tutti presenti lunedì all’assemblea del Panathlon.Roberto Benedetti, presidente di Sport Insieme, ha rilevato il successo dell’iniziativa: «Quattro atleti con patologie diverse hanno superato brillantemente la prova. Il progetto coinvolgeva quattro comuni, ma abbiamo intenzione di proseguire su questa strada: l’invito è rivolto a tutti i disabili che vorranno cimentarsi». Sono state proiettate foto degli atleti all’opera e il filmino sulla conclusione del corso in mare. La collaborazione con l’apporto di volontari è stata assidua ed efficace e il Panathlon lodigiano è stato partecipe attivo. Il ricavato della sottoscrizione della Festa
degli Auguri dello scorso dicembre è stato infatti utilizzato per acquistare elementi dell’attrezzatura,
destinati ai disabili che hanno conseguito o conseguiranno in seguito il brevetto. Esperti subacquei
hanno fornito spiegazioni ad hoc sul costume necessario per andare in fondo al mare. In particolare
l’elargizione è servita per acquistare giubbotti con giberne contenenti piombo, che risultano più adatti della cinture usate da tempo.

Cinque sub lodigiani hanno ottenuto il brevetto per le immersioni in

Venerdì 6 Luglio 2007

Negli Abissi Marini Sul Relitto Della Petroliera La petroliera cipriota Haven, affondata nel mar Ligure al largo di Genova nell’aprile 1991, a distanza di tanti anni continua a perdere greggio ma nonostante ciò si è ormai trasformata in un particolarissimo ricettacolo di fauna d’acqua salata ricoperto di ostriche e altre specie marine. Lo hanno appurato alcuni
allievi e dirigenti della Scuola subacquea laudense che hanno svolto recentemente gli esami per il conseguimento del brevetto tecnico “Decompression” necessario ad effettuare immersioni fino a 54 metri di profondità: dopo una prima parte teorica del corso, con puntuali lezioni sulle tecniche di immersione a tappe di decompressione per
evitare il problema della narcosi d’azoto, le prove d’esame si sono svolte anche nel mare al largo di Arenzano in cui si trova il relitto della petroliera. Guidati da Sonia Ausoni, istruttrice della Scuola subacquea lodigiana che ha già raggiunto la qualifica di “Master instructor decompression”, e dal responsabile di tecnica e logistica Alfonso Gangemi, hanno ottenuto il brevetto Giuseppe Rotolo di Tavazzano, Giancarlo Castelli di San Martino in Strada, Maurizio Marconetti, Loris Sali e Roberto Cremonesi di Lodi. «Si tratta di sub già esperti - commenta Gangemi - con caratteristiche che rispondono ai requisiti necessari a svolgere queste immersioni a grande profondità che hanno una durata minima di 35 minuti e richiedono una certa scioltezza nei movimenti e nell’applicazione di determinate tecniche pur con l’ingombro di pesanti attrezzature: per affrontare questo esame in sicurezza bisogna avere almeno 75 immersioni alle spalle». Per arrivare sul relitto della Haven si
scende fino a 54 metri sott’acqua, mentre il limite massimo per le normali immersioni didattiche e ricreative arriva a 39 metri: a livelli più profondi si fa più pesante l’effetto della pressione e i sub rischiano la narcosi d’azoto che determina fissità nello sguardo, irrigidimento e scarsa lucidità, fino
a problemi più gravi. «Immergendosi - spiega Gangemi - occorre effettuare operazioni di decompressione liberando bolle d’azoto: i sub sono collegati ad un computer di bordo che dà i tempi di queste azioni». L’immersione dei lodigiani al largo di Arenzano ha regalato parecchie
sorprese, in parte negative e in parte molto positive: «Purtroppo - racconta Gangemi - la Haven continua a perdere petrolio, tanto che ci capitava di essere colpiti dalle goccioline in risalita: l’impatto inquinante è ovviamente basso, ma sembra che da ottobre riprendano alcuni interventi di bonifica. Comunque il relitto, lungo ben 325 metri, è molto bello perché è stato aggredito dalla vita marina ed è diventato un’area di ripopolamento: le bocche d’aria della nave sono diventate tane per
cernie, dentici e altri pesci. Non era possibile addentrarsi nella parte interna della nave, se non con un filo d’Arianna, perché si tratta di un vero e proprio labirinto buio, ma è stata stata stupenda anche solo l’esplorazione della parte di poppa». Uno spettacolo per pochi eletti, almeno dal vivo: fortunatamente si possono trovare fotografie e soprattutto immagini filmate per farlo condividere al grande pubblico.Da. Pe.

“Sette lodigiani in Sudan a caccia dello squalo tigre”

Venerdì 6 Luglio 2007

Nelle acque del Sudan alla ricerca dello squalo tigre: è l’avventura che stanno per intraprendere alcuni sub della Scuola subacquea laudense, non nuovi a questi viaggi in cui vanno a braccetto la passione pura e semplice per gli abissi marini e obiettivi di ricerca scientifica. Domani partiranno per Port Sudan in avanscoperta Sonia Ausoni, master instructor e presidente della scuola, e Alfonso Gangemi, dive-master e responsabile di settori tecnica e logistica: prepareranno il terreno, o meglio i fondali, ai
loro colleghi ed amici Maurizio Marconetti, Loris Sali, Roberto Segalini, Massimo Cusi e Rocco Pastore che li raggiungeranno una settimana più tardi. Si tratta di esperti sub con centinaia di immersioni alle spalle,
che nella loro “carriera” hanno collezionato numerosi brevetti di specialità: l’obiettivo della spedizione è quello di riuscire ad avvicinare e fotografare lo squalo tigre, naturalmente senza rischiare la pelle. «Abbiamo contattato alcuni amici che sono stati recentemente in
Sudan - spiega Alfonso Gangemi - e ci hanno confermato che lo squalo è stato avvistato: speriamo di poterlo vedere anche noi e di presentare le
immagini raccolte nel corso di un incontro pubblico che proporremo a Lodi al nostro ritorno». I sub lodigiani faranno base per le immersioni su un veliero da 30 metri che si muoverà su un tratto di costa di circa 100
miglia. «I siti di immersione - prosegue Gangemi - saranno scelti per motivi naturalistici, fotografici e storici: ci immergeremo anche sul relitto della nave Umbria autoaffondata davanti a Port Sudan appena proclamata l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale; inoltre si visiterà il sito sub dove Jacques-Yves Cousteau negli anni ‘60 allestì la cittadella Precontinente II».